NonCredo anno VIII numero 44 (novembre/dicembre 2016)





cimiteri, crocifissi e libertà di opinione

di Valerio Pocar, già prof. di Bioetica e Sociologia del diritto, università Milano

"O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi in coloro che vogliono toglierti dai luoghi pubblici ed escluderti dalla vita pubblica, nel nome di qualche paganità laicista o addirittura in nome dell'eguaglianza che tu stesso ci hai insegnato". Così salmodiò Francesco I a chiusura della Via Crucis dello scorso Venerdì Santo!


il confine sottile tra mafia e religione

di Luca Immordino, lauree in giurisprudenza, filosofia e scienze storiche

Parte della letteratura sulla mafia mira a dividere la vera “fede” da quella falsa dei mafiosi. Con il presente scritto si mira a ribaltare questa visione. La religione è un’invenzione umana che si presta ad essere adattata a diversi contesti ed a situazioni personali. Non costituisce una valida differenziazione quella che si compie tra la chiesa dei mafiosi e quella dei buoni cristiani. Un mafioso può essere religioso tanto quanto un non mafioso, è il contesto culturale che differenzia i tipi di religiosità. Nel presente articolo si evidenzierà il ruolo della fede tra i mafiosi, il rapporto utilitaristico con la chiesa per tornaconti economici, il ruolo della chiesa di alleato politico della mafia in funzione anticomunista.


la sé dicente Santa Sede come soggetto di diritto internazionale

di Alberto Donati, già prof. ord. Diritto privato, univ.Perugia

Il protagonismo internazionale della Chiesa di Roma, il cui scopo è l’infeudamento degli Stati e dell’intera umanità basato sul fatto che essa è vicaria del dio trinitario sulla Terra e, quindi, titolare di una sovranità religiosa e politica di pari latitudine, induce un processo di riflessione onde verificare la sua compatibilità con la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo (1948), pertanto, con i principî basilari del diritto internazionale. E’, infatti, in discussione la libertà e la dignità dell’essere umano, la sovranità degli Stati, la vigenza di quella Dichiarazione posta come fondamento della Organizzazione delle Nazioni Unite.


le religioni sfuggono alle leggi penali dello Stato attraverso abusi giuridici ignorati dai cittadini

di Federico Tulli, giornalista e scrittore

Case di espiazione per sacerdoti cattolici responsabili di reati, tribunali della sharia riconosciuti per legge. Esiste in Italia e in Europa un sistema detentivo e giudiziario parallelo a quello dei singoli Stati. Vi si offrono accoglienza e perdono a pedofili e violentatori. Casi tenuti nascosti di preti drogati o suicidi.


come dovrebbe essere intesa la laicità in uno Stato democratico?

di Enrico Galavotti, filosofo e storico

Il concetto di "laicità" che hanno i cattolici non ha nulla a che vedere con quello che si dovrebbe avere all'interno di uno Stato laico e democratico.Laicità non significa affatto permettere a una confessione religiosa di fare politica o d'interferire nelle leggi dello Stato, poiché quando ciò avviene non si affermano i princìpi della laicità, ma quelli dell'integralismo politico-religioso, che nel Medioevo si chiamava "teocrazia" e che oggi equivale al cosiddetto "fondamentalismo", termine che però i paesi occidentali sono soliti usare solo in riferimento all'islam radicale, fanatico, terrorista, in una parola "non moderato", e questo senza rendersi conto che la stessa chiesa romana, anche dopo la fine del proprio Stato nel 1870, continua ad esercitare un proprio "fondamentalismo" attraverso appunto i "laici cattolici", mentre nell'ultima porzione del proprio Stato (la Città del Vaticano) continua addirittura ad esercitarlo senza alcuna mediazione laica, fa¬cendo valere in toto i principi della monarchia pontificia, che è di carattere assolutistico (Esiste una sorta di "Legge fondamentale dello Stato del Vaticano", ma sin dall'art. 1 s'afferma chiaramente).


il marketing iconografico di Gesù

di Giovanni Serafini, curatore, recensore, collezionista d’arte

Non esistendo allora macchine fotografiche, non vi sono istantanee di Cristo. Tuttavia nel nostro immaginario esiste lo stereotipo di un volto, sintesi di innumerevoli ideazioni di artisti nel corso dei secoli: un giovane uomo dal volto scavato, con barba e fluenti chiome castane o biondicce, dall’incarnato chiaro, talvolta con miti occhi azzurri, tipiche connotazioni somatiche di un nordeuropeo, del tutto improbabili per un nativo dell’assolata Giudea. A lungo ci si è interrogati sull’etnia di Cristo per determinarne l’aspetto fisico – ignorato dai vangeli – indecisi tra una matrice negroide, come la stirpe di Giacobbe (ipotesi interessatamente condivisa da Martin Luther King e da Malcom X) e una discendenza indiana o caucasica, per convergere su quella più plausibile: semita di Galilea. E’ probabile che gli artisti medievali, immersi in una cultura antisemita, essendo gli ebrei accusati di deicidio, gli attribuissero sembianze che non ricordassero la sua origine giudaica. Interessante notare due opposte visioni: bellezza o bruttezza del Cristo. Celso (I sec.) riferisce che “a quanto dicono, Gesù era piccolo, brutto a vedersi e volgare” e negli Oracoli sibillini (II sec.): “Gesù è venuto nel creato non in bellezza, ma come povero, disonorato e insignificante, per dare speranza ai miserabili”. I padri della chiesa e gli scrittori cristiani dei primi secoli ne ripensarono apologeticamente la figura nel riconoscerne la singolare bellezza, come recita un salmo: “tu sei il più bello tra i figli dell’uomo … egli è bello e maestoso avanza”.


dèi e religioni dell’aurora boreale che non sfuggirono alla repressione cattolica: Celti e Vichinghi

di Lodovico Ellena, docente di filosofia

La cultura celtica, ergo anche la religione, è stata a volte accomunata a quella vichinga mentre in realtà le due culture – al di là di alcune innegabili parentele – hanno differenze sostanziali, anche se si potrebbe affermare che i Celti furono un po' i meridionali del grande Nord, sia per via del loro carattere sia per via del loro maggiore legame alla terra: furono invece i Vichinghi un popolo prevalentemente legato alla navigazione ed al mare. Si possono però notare alcuni profondi legami tra le due culture. La dominazione della chiesa cattolica ci dice che finanche nella sperduta Islanda, fin dal 1200, venivano puniti dalla chiesa con la solita consueta pena di morte coloro che usavano l’alfabeto runico, gelosa testimonianza etnica della loro identità storica (ciò che anche l’Inquisizione fece verso i possessori di vangeli in latino).


i lucidi deliri di Charles Bukowski

di Diana Lovati Lari, saggista e critico

“La religione va bene negli ospedali. Dio gode di una certa popolarità in posti del genere” scrisse Charles Bukowski. Il suo sarcasmo, la sua ossessione per il sesso, la sua semplicità di vita (donne, alcol e brutalità), sono modi estremi di raffigurare un malessere di fondo per la ben maggiore brutalità nascosta nella vita corrente.La sua dilatazione della protesta e dello sberleffo verso un conservatorismo – quello decretato dal puritanesimo americano – che robotizza l’uomo, decerebrandolo.


la democrazia comunale nel Medioevo in rapporto alla storia della chiesa

di Enrico Galavotti, filosofo e storico

In epoca feudale non tutte le città erano dei Comuni. Per esserlo ci voleva uno Statuto, cioè una volontà politica associativa. Nel Medioevo le città sono sempre esistite, anche se la loro importanza era inferiore a quella delle campagne, ove dominava la figura del nobile proprietario terriero, che sfruttava i suoi tanti servi della gleba. In un sistema sociale basato prevalentemente su autoconsumo e baratto, la terra aveva molto più valore della moneta, e quindi la città si trovava ad essere subordinata alle esigenze della campagna. Generalmente nelle città si trovava la sede episcopale, che svolgeva funzioni amministrative, connesse alla gestione dei sacramenti, e culturali, per l'istruzione del clero e della nobiltà e di chiunque potesse permettersi di pagarla. Per tutto l'alto Medioevo, cioè fino al Mille, le città, con esclusione di quelle marinare, non ebbero neanche lontanamente un ruolo paragonabile a quello che avevano avuto in epoca greco-romana. Questo perché le popolazioni germaniche e slave provenienti da oriente e penetrate nell'impero romano, non erano urbanizzate. Sicché quando, intorno al Mille, iniziarono a formarsi i primi Comuni, si ebbe la trasformazione delle città da qualcosa di meramente amministrativo, gestito dai vescovi, a qualcosa di specificatamente politico, gestito da una nuova classe sociale: la borghesia, che comprendeva i mercanti, gli artigiani e i liberi professionisti. Da dove provenivano queste categorie sociali, visto che per tutto l'alto Medioevo dominava la figura del contadino, che insieme era artigiano (anche con l'aiuto delle donne, che filavano e tessevano) e commerciante delle proprie eccedenze alimentari, che sul mercato barattava con le eccedenze altrui? La stessa cultura era patrimonio quasi esclusivo del clero, soprattutto di quello regolare, che non la usava per giustificare pratiche di tipo commerciale. Generalmente i contadini erano analfabeti, in quanto si accontentavano della trasmissione orale di conoscenze ancestrali. Le nuove categorie sociali si formarono in virtù dei contatti che le città marinare tenevano con l'area bizantina, la quale, a sua volta, faceva da ponte tra il mondo asiatico e quello europeo. Poi, quando l'espansione araba, una volta arrivata in Spagna, smise di essere aggressiva, forti divennero i contatti commerciali anche con questa civiltà, almeno fino al periodo delle crociate, quando s'interruppero per colpa degli ottomani e degli europei.


l’ateismo di Eugenio Montale

di Dario Lodi, saggista e critico

« L'argomento della mia poesia (...) è la condizione umana in sé considerata: non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l'essenziale col transitorio (...). Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia ».
(E. Montale in "Confessioni di scrittori (Intervista con se stessi)"

Coerentemente, la poesia di Eugenio Montale (1896-1981) si muove sempre entro questo ambito, con alti e bassi consolatori, con fughe disperate in avanti, attraverso una breccia, come una fantasia concretizzata, possibile, in qualche modo realizzata (miracolo umano?) e con ripiegamenti dignitosi, mai amari, piuttosto stoici. Lo stoicismo è un dato caratteristico del fare montaliano. Il poeta genovese dichiarava urbi et orbi che non aveva alcuna fede e che il mondo era solo una delusione: c’era una frattura evidente fra realtà esterna e umanità. E’ vero, Montale si concentrava su se stesso, ma non faceva certo del solipsismo: la sua è una testimonianza della propria coscienza umanizzata. Semmai cercava di rendere questa coscienza esplicita: ecco la sua missione.


il pensiero scientifico tra dubbi e conferme

di Francesco Primiceri, astrofisico

In che modo la conoscenza scientifica si differenzia da altri tipi di conoscenza o di credenza? Com'è possibile giustificare un'ipotesi scientifica, oppure mostrarne l'infondatezza? Qual è l'uso migliore da fare della conoscenza scientifica per spiegare i fenomeni già noti e prevederne di altri? La scienza fornisce solo un'adeguata rappresentazione degli eventi osservabili o individua anche strutture profonde ed inosservabili della realtà? Nel passaggio dalle vecchie alle nuove teorie si raggiunge, oppure no, una verità incontrovertibile (episteme)?


questi nuovi teologi…

di Andrea Cattania, ingegnere e epistemologo

Gli sviluppi della fisica e dell’astrofisica, della cosmologia e della biologia forniscono all’uomo moderno la chiave di molti problemi, la cui soluzione veniva affidata in passato alla religione, alla metafisica, alla filosofia. Come si pone in questo scenario la moderna teologia?


la realtà nega l’UNO

di Carlo Tamagnone, filosofo

Per quanto la scienza nel suo procedere dimostri sempre più pluralità e diversificazione, il mito dell’Uno non crolla mai. Il pluralismo ontico (dal greco òntos = ciò-che-è) continua a turbare le menti pigre. Lo si rifiuta per fede, sempre e soltanto per fede, compresa quella materialistica monistico-deterministica. Non esiste un Uno, né un Uno-Tutto, né un’Essenza, né una Sostanza, né una Struttura, né un Assoluto, né un’Origine, né un Logos e così via. Ma l’Homo Sapiens si è creato questi fantasmi e se li coccola per pensare facile. Inconsistenza del monismo e dell’olismo laddove la Natura, l’esistente, il “così stanno le cose”, mostrano solo migliaia di miliardi che si intrecciano con migliaia di miliardi. La reductio ad unum per chi non riesce a capire: il Divino, Origine e Tutto, si dice sia Infinito. Ma l’Infinitezza è perfetta Vuotezza: il Niente-di-Niente! Infatti il nostro universo al 99% è vuoto (ma anche un atomo è perlopiù vuoto), con rarissime collanine sperdute di ammassi di galassie vaganti in immensità finita. L’Uno-Tutto-Infinito-Eterno è il niente-diniente, inventato per non capire che siamo figli della casuale mutazione genetica di un Homo Erectus.