NonCredo anno IX numero 45 (gennaio/febbraio 2017)





i cappellani militari

di Federico Tulli, giornalista e scrittore

Quanto ci costano i cappellani militari? Perché sono ancora stipendiati dallo Stato? Perché percepiscono la doppia pensione di sacerdoti e militari? In tre anni la loro spesa a carico dello Stato è cresciuta del 35%, ovvero di 2.765.379 euro. Per il 2015 si contano 205 cappellani, 32 in più (quasi il 20%) rispetto a quelli del 2014. Gli stipendi di questi preti militari vanno dai 2.500 euro per i cappellani tenenti, 3.000 per i capitani fino ai 9 mila percepiti dal capo dei cappellani.


l’Eutanasia prevista dalla teologia protestante

di Sergio Rostagno, prof emerito di Teologia alla facoltà valdese, Roma

Che i Parlamenti facciano leggi sempre più legate a considerazioni razionali e non a dettati di tipo religioso. Nessuna religione di «comunità» (vedi i cattolici in Italia) venga a imporre le sue scelte alla società nel suo insieme. Eutanasia? Finché può il medico mi aiuti a vivere; da lì in poi sono lieto che possa anche aiutarmi a morire degnamente.


il confine sottile tra mafia e religione cattolica

di Luca Immordino, lauree in giurisprudenza, filosofia e scienze storiche

Parte della letteratura sulla mafia mira a dividere la vera “fede” da quella falsa dei mafiosi. Con il presente scritto si mira a ribaltare questa visione. La religione è un’invenzione umana che si presta ad essere adattata a diversi contesti ed a situazioni personali. Non costituisce una valida differenziazione quella che si compie tra la chiesa dei mafiosi e quella dei buoni cristiani. Un mafioso può essere religioso tanto quanto un non mafioso, è il contesto culturale che differenzia i tipi di religiosità. Nel presente articolo si evidenzierà il ruolo della fede tra i mafiosi, il rapporto utilitaristico con la chiesa per tornaconti economici, il ruolo della chiesa di alleato politico della mafia in funzione anticomunista. Questo articolo è la continuazione di quello pubblicato sul precedente numero di NonCredo.


diritto internazionale, Santa Sede e Città del Vaticano

di Maurizio Vernassa, prof. Rapporti Internazionali, univ. Pisa

La Santa Sede o Sede Apostolica, preposta al governo della Chiesa cattolica, rappresenta un unicum nel diritto internazionale. La sua specificità è da collegarsi con la sua particolare natura, che ha fissato nel corso dei secoli in modo inderogabile il proprio campo di azione, ed è direttamente congiunta al fatto che la Chiesa cattolica è l’unica organizzazione religiosa che dispone di uno Stato sovrano.


le sètte sataniche - intervista a Massimo Introvigne

di Lodovico Ellena, docente di filosofia

Massimo Introvigne è il maggior esperto italiano di nuove religioni, nonché autore di numerosi libri sull'argomento; dirige a Torino in CESNUR (Centro Studi Sulle Nuove Religioni) ed è molto noto anche per via delle numerose apparizioni televisive in veste di ospite, qualora si presenti qualche problema inerente a questo tema. Recentemente è infatti stato ascoltato in merito ai problemi derivati dall'ISIS, al fine di meglio comprendere la struttura e le finalità del cosiddetto “califfato”. Noi abbiamo invece incontrato Introvigne per cercare di penetrare un mondo torbido, ossia quello legato al Satanismo; il sociologo delle religioni ha infatti scritto numerosi testi su questo argomento.


natura, miti e panteismo

di Roberto Tirabosco, studioso di etica e umanesimo

Uno degli aspetti più coinvolgenti del panteismo, o della spiritualità laica, è il culto della vita, l’adorazione delle forze naturali. Sulla base della teoria unitaria del mondo fisico e biologico in natura esistono due opposte tendenze: una entropica, verso la degradazione ed il livellamento, caratteristica dei fenomeni fisici, ed una opposta tendenza sintropica verso l’organizzazione e la differenziazione, caratteristica dei fenomeni biologici. Tale doppia tendenza si manifesta a tutti i livelli, e dalla lotta tra l’ordine ed il disordine ha origine il divenire.


un esempio ignorato: chiesa gallicana e Stato laico

di Antonio Carone, filosofo delle religioni

Che l'atteggiamento nei confronti della religione non sia, di per sé, in grado di risolvere i problemi politici, è dimostrato anche dal fatto che al tempo del re Sole, Luigi XIV, lo Stato e persino la Chiesa nazionale francese (detta "gallicana"), pur riuscendo ad affermare, con i Quattro articoli del 1682, una politicità del tutto laica riguardo ai rapporti da tenere col papato, favorirono lo sviluppo di un regime tra i più assolutistici di tutti i tempi in Europa occidentale. I suddetti Quattro articoli sostenevano dei princìpi che in Italia la Chiesa romana ha cominciato parzialmente ad accettare solo col Concordato del 1929 (e sicuramente hanno favorito la legge francese del 1905 sulla separazione tra Stato e Chiesa).


il ruolo della dea Kalì nella religione indù

di Raul Arpino, studioso di filosofie e religioni dell’Oriente

Non è vergine come Maria, è creatrice-distruttrice come non è Maria, è femmina come Maria e come Maria è oggetto di profonda e speranzosa venerazione. Il suo tempio maggiore, in un brulichio di fedeli intensi e ispirati, si trova a Calcutta ad appena cento metri dalla così diversa casa madre dell’Ordine delle suore di Teresa. Sono la realtà della Vita e quella della Morte che si toccano e si integrano.


moglie, sposa, coniuge, fidanzata, partner o compagna?

di Giuditta Piazza, epistemologa

La vita a due va vista nel vecchio matrimonio realizzato come contratto formale caro ai dogmatismi religiosi ovvero, come oggi avanza nel mondo, è piuttosto una unione spontanea di destini e sentimenti?


il sacro e il profano nell’arte figurativa

di Giovanni Serafini, curatore, recensore, collezionista d’arte

Sacro e profano – termini antitetici che indicano l’uno le manifestazioni del divino, la venerazione, il culto religioso; l’altro l’appartenenza al mondano, al terreno, al secolare, fino all’empietà e alla profanazione – sono categorie tradizionalmente distinte anche nell’arte, pur se indissolubilmente legate nella loro antinomia. Sconcertante delusione ha destato il primo padiglione del Vaticano alla Biennale di Venezia per la pochezza e lo stravagante squallore dell’esposizione. La religione è sempre stata fonte, diretta e indiretta, di ispirazione per gli artisti, in taluni casi con esiti considerati irriverenti, come accadde al Caravaggio. Anche l’arte profana si appropria di stereotipi religiosi per caricare di pathos i drammi dell’uomo, sfruttando il comune sentire, inficiato da secoli di condizionamento dogmatico. La figura ignuda rappresenterebbe la purezza e la semplicità della tradizione classica, oppure, per un immaginario collettivo condizionato da millenarie ossessioni religiose. Le religioni aniconiche, in particolare l’ebraica e l’islamica, rifiutano l’immagine della divinità perché temono l’idolatria, che si manifestò nell’adorazione del vitello d’oro ai tempi di Mosè. Il trasferimento cioè della fede dall’invisibile trascendente ad un simulacro materiale, intuito come sacro e come tale idolatrato, fenomeno speculativamente sfruttato dal clero cattolico. Più che di arte sacra, sarebbe forse opportuno parlare di sacralità dell’arte in senso lato.


il teatro e la religione

di Dario Lodi, saggistica e critico

NonCredo dà il via a una serie d’interventi sul lavoro svolto dal Teatro nei confronti della questione religiosa e laica, comedoveroso, sentito e importante contraltare ai fini della ragione. Il teatro nasce dalla tradizione narrativa orale. Dapprima abbiamo i monologhi, i cantastorie. Aumentando l’interesse degli uditori e la necessità dei narratori di essere più espliciti e suggestivi, giunse lo scambio di battute: personaggio principale e deuteragonista (secondo personaggio), quindi altri personaggi, coro, narratore riassuntivo. Il teatro come lo conosciamo è nato nell’antica Grecia. Benemerito della sua divulgazione, fu Pericle che addossò allo Stato ateniese il costo degli attori e che addirittura pagò gli spettatori per riempire le arene. Si ha ben conoscenza anche del teatro dell’Oriente Estremo, ma si conosce anche la sua scarsa dinamica e la sua ripetitività, entrambe riferite alla forma di pensiero di giapponesi con il Kabuki e il No, di indiani, cinesi, derivata dai grandi maestri di vita, Buddha, l’India rituale, sacra ed epica deibramini, Mahavira, e poi Lao Tse eccetera. Questo teatro nonpossiede un’anima critica e quindi non ha consentito un’evoluzione significativa della personalità umana. Comunque per completezza tematica nel prossimo volume di NonCredo, oltre al teatro occidentale, pubblicheremo anche unaesauriente analisi del ruolo del teatro religioso nell’India e nel lontano Oriente per opportuno orientamento dei lettori.


la felicità: dono, sensazione o condizione?

di Carlo Tamagnone, filosofo

Il concetto di felicità si è imposto nel linguaggio come sinonimo di contentezza, allegria, soddisfazione, letizia, serenità, ma anche di gioiosità unita a giocosità, ed è in questo senso che la vediamo nei bambini. La fanciullezza è sempre stata paradigmatica d’un comportamento che riflette uno stato. Da ciò delle generalizzazioni del tipo «l’infanzia è un’epoca felice», «i bei tempi felici dell’infanzia», «felice come un bambino», «una felicità quasi infantile » e così via. Per quanto l’associazione della felicità all’infanzia abbia ragion d’essere in quanto fondamento reale nell’iter esistenziale, essa rispecchia anche la tendenza ad immaginare un “prima” migliore dell’“adesso”.


la grandiosità dell’Universo e la pochezza dei vari dii umani nei tanti credi religiosi

di Carmelo La Torre, ingegnere

Una verifica riguardo a in quale periodo sono stati inventati i vari dii e com’è rappresentato, ancora oggi, il mondo in cui ci troviamo da parte dei principali credi religiosi.


la laicità dello Stato come garanzia della dignità della persona umana

di Alberto Donati, già prof. ord. Diritto privato, univ.Perugia

La laicità dello Stato è una delle conquiste culturalmente più significative conseguite dall’uomo. Essa, genericamente intesa, esprime quella separazione dello Stato dalla religiosità che si afferma a partire dalla seconda metà del secolo XVIII grazie alla inaugurazione del costituzionalismo illuministico negli Stati Uniti e in Francia in seguito alla révolution del 1789.Sul piano speculativo, tale separazione, soprattutto se riferita alla religiosità cattolica, è una costante della cultura italiana (Dante Alighieri, Marsilio da Padova, Niccolò Machiavelli, Giambattista Vico rettamente inteso, Antonio Genovesi, Cesare Beccaria, Vittorio Alfieri). Questo patrimonio, in virtù della Riforma protestante e dell’Illuminismo, viene acquisito, autonomamente elaborato e concretamente attuato, nei Paesi del Nord Europa e in quella loro appendice costituita dagli Stati Uniti. Per intendere le ragioni della incompatibilità tra la dimensione politica e quella religiosa si deve prendere le mosse dal rapporto tra la religione e la filosofia.