NonCredo anno IX numero 46 (marzo/aprile 2017)





il lauto business dell’assistenza religiosa

di Federico Tulli, giornalista e scrittore

I contributi regionali elargiti alla Chiesa per i cappellani negli ospedali sono nell'ordine dei 30-35 milioni di euro l'anno: «Considerando che in Italia risultano 205.896 posti letto pubblici si può ipotizzare che il numero degli assistenti spirituali oscilli fra 1.078 e 1.401; nel caso di una spesa di 25mila euro cadauno l’importo totale oscillerà fra i 27 e i 35 milioni di euro». Cifra purtroppo non esaustiva perché a carico del Ssn e delle Asl ricadono anche le numerose spese di mantenimento del servizio. «Si va dall’allestimento e alla manutenzione di cappelle, sacrestie e uffici, al sostegno degli assistenti spirituali che hanno diritto a un alloggio comprensivo di relative spese e bollette (luce, riscaldamento, pulizie, ecc)». Ipotizzando una media di circa 200 euro/mese per cappellano, sono altri 2-3milioni di euro in più. Ma non basta: a ciò è da aggiungere l'attività di assistenza spirituale ai detenuti nelle carceri ove le pratiche di culto, l'istruzione e l'assistenza religiosa della confessione cattolica è svolta in tutti i 212 istituti di pena italiani (per adulti e minorili) in ognuno dei quali agisce almeno un cappellano cattolico. In totale sono altri 230 preti da pagare oltre ai pasti, alloggio e tutti gli altri privilegi al costo per i contribuenti italiani di altri 8 milioni di euro annui più indennità di fine rapporto e pensione.


le origini storiche della religione civile americana

di Enrico Galavotti, filosofo

La rivoluzione americana (1775-83), pur avendo anticipato di poco quella francese, mostrò subito degli aspetti “religiosi” incredibilmente sviluppati, ancorché in forma protestantizzata. I primi presidenti americani, nei loro discorsi, proponevano continui riferimenti alla figura di dio. Jefferson addirittura sosteneva che gli Usa erano nati secondo un preciso disegno della Provvidenza, sin dai tempi dei Padri Pellegrini, che, pur dovendosene andare dall'Inghilterra, fondando delle colonie che dipendevano in tutto e per tutto da essa, riuscirono a porre le basi perché con la suddetta rivoluzione si potesse creare una grande alternativa alla madrepatria. In effetti in quella francese abbiamo dovuto aspettare l'ultimo Robespierre prima che si parlasse della “dea ragione”, in maniera puramente filosofica; prima di lui la separazione tra Stato e chiesa era stata sostenuta con molta forza, anzi anche troppa: non a caso si finì con l'imporre la Costituzione civile del clero, facendo diventare quest'ultimo un mero funzionario statale, e si varò una vasta e cruenta campagna di scristianizzazione contro il clero fedele al papato e i cattolici che non volevano separare la religione dalla politica.


la follia e la religione

di Antonio Carone, filosofo delle religioni

La religione cristiana può costituire un motivo di follia proprio perché non è una semplice credenza mitologica. Per gli antichi greci e romani i riti dedicati alle divinità erano più che altro formali, un modo per mostrare che si rispettavano le leggi e si apparteneva a una comunità divisa in classi sociali tra loro opposte. Il vero culto era semmai rivolto ai propri parenti defunti, in mezzo a tante superstizioni. E poi naturalmente vi erano quei culti eversivi (il primo dei quali era a Dioniso) in cui si concentravano le insofferenze degli strati popolari nei confronti dello schiavismo. In tali culti la trasgressione si riduceva all'uso di sostanze inebrianti e a una sessualità senza freni. Difficilmente però si diventava "folli" per motivi religiosi; semmai si appariva folli in occasione di qualche rito o particolare festività, dopodiché si tornava alla normalità. Nell'antichità si aveva un rapporto più docile nei confronti della natura e ci si rassegnava abbastanza facilmente alla condizione sociale che il destino riservava. Soltanto quando le condizioni dello schiavismo risultavano insopportabili, ci potevano essere sommosse o tentativi di non resistenza a quel nemico (i cosiddetti "barbari") che attaccava la comunità (polis, Stato o impero che fosse) dall'esterno. Nelle grandi tragedie greche la follia è più che altro connessa a una rappresentazione intellettualistica del fato, che sembra divertirsi a creare situazioni a dir poco incredibili. L'eroe è indotto a compiere qualcosa che non avrebbe voluto fare. Alcune volte la cosa appare soltanto come una prova da superare (tipico in Ulisse), altre volte invece si soccombe (come in Edipo re). Con la religione cristiana invece il credente sembra aver acquisito più padronanza di sé, maggiore disincanto, minore ingenuità. Egli infatti ha sempre davanti a sé un modello ben preciso da imitare: Gesù Cristo, che la chiesa impone di considerare come "vero uomo e vero dio". L'identificazione con questo soggetto, abilmente costruito da redattori cristiani di origine ebraica, può portare alla follia, proprio perché qui viene richiesta una partecipazione attiva, con tanto di spirito missionario: il cristiano è il credente che deve dimostrare qualcosa all'umanità. Il cristiano non può essere un buddista rassegnato o un induista che relativizza la propria fede in mezzo a mille fedi.


la sconfitta dei NonCredenti

di Antonio Carone, filosofo delle religioni

I credi religiosi hanno avuto origine dalla paura dell’uomo primitivo delle caverne verso i rumori della foresta, le belve, il buio della notte; contro questi “spiriti maligni” occorreva inventare gli “spiriti benigni”. Per il credente il mondo è controllato dal suo dio e ritiene d’interloquire con esso e di acquisire una porzioncina d’onnipotenza.


i mille anni di storia di una chiesa corrotta

di Ennio Galarico, filosofo delle religioni

La lotta medievale per le investiture ecclesiastiche, scoppiata a partire dalla pubblicazione del Dictatus papae (1075), non ebbe alcun aspetto democratico, in quanto fu soltanto un'aspra controversia tra due istanze autoritarie: il papato e l'impero. La prima, rappresentata da Gregorio VII, approfittò della decadenza morale del clero per affermare un potere assoluto e universale della sede romana, che non tramonterà se non con la cattività avignonese (1309-77) e con l'unificazione della penisola italiana. Il papato diede una risposta dittatoriale, sul piano politico-istituzionale, a un problema di corruzione morale e di abusi economici a livello locale, in quanto i vescovi, nelle città, avevano un potere considerevole. La corruzione del clero era già stata contestata dai primi movimenti ereticali pauperistici (p.es. la Pataria), e di essa avevano approfittato gli imperatori, i quali, a partire dal sassone Ottone I (963), avevano preso a nominare dei vescovi a loro fedeli, facendo così nascere il cesaropapismo.


religioni psichedeliche, estasi mistiche e allucinogeni

di Lodovico Ellena, docente di filosofia

Gli anni '60 del secolo scorso furono nei fatti un decennio fuori norma, un lasso di tempo in cui accadde davvero di tutto: dalla politica al costume, dalla musica all'arte via via fino alla religione o meglio “religioni” al plurale, in quanto ogni aspetto era percorso da un gran fermento culturale, soprattutto nel mondo delle ansie giovanili. Dai devoti di Krishna agli esperimenti di estasi mistica di tipo sciamanico co uso di psilocibina, di LSD, di peyote.La sperimentazione degli allucinogeni a scopo spirituale è comunque stata nel tempo oggetto di attento studio da parte di vari ricercatori; oggi gli psicoterapeuti tendono peraltro a mettere l'accento sulla suggestione e sul fatto che avrebbe grande influenza in molti lati della psiche umana.


sessualità e religiosità

di Paolo D’Arpini, filosofo del pensiero orientale

Sin dai primordi della comparsa dell'uomo e dall'avvento delle prime civiltà del paleolitico ma in particolare e -più consapevolmente- durante la civiltà gilanica, ovvero per tutto il neolitico e per i primi anni dell'epoca del bronzo, la sessualità fu vissuta come forma di spiritualità e “religione” della vita. Nella società umana da tempo immemorabile è stata data grande rilevanza al sesso, l’atto sessuale è stato posto in cima alla scala dei valori umani (prima che subentrasse l’oscurantismo sessuofobico ed utilitaristico dei culti monolatrici e patriarcali).


sensorialità: metafisica o psicoanalisi

di Grazia Aloi, psicoanalista freudiana, laurea in psicologia

La metafisica sostiene che noi tutti Esseri Umani siamo limitati nel Sapere, in quanto detto Sapere non può derivare dall'Esperienza Sensibile. In particolare, i cinque sensi avrebbero un ruolo passivo di mera recezione dei fenomeni naturali trasformati in “impressioni”. Pertanto, non vi sarebbe possibilità alcuna di descrizione né, tanto meno, di coglierne l'essenza. Questo per la Metafisica. Per la Psicoanalisi, invece, l'essenza può ben essere colta non già attraverso una “Legge” (la psicoanalisi per definizione non è Legge Naturale, se non Legge del Padre) bensì attraverso il suo strumento conoscitivo: L'INTERPRETAZIONE. Ecco allora che uno studio serio ed approfondito tenta di dimostrare quanto invece la Sensorialità possa dirci molto e darci parecchio conto dell'Ontologia e della Trascendenza in quanto “Fatti” dell'Uomo. Tale studio si è assunto l'onere di interpretare i Cinque Sensi alla luce di ricerche e osservazioni cliniche ben precise, attente e accurate. A riprova di ciò, per ogni Senso sono stati dati elementi di valutazione circa il significato, appunto ontologico, di chi ne preferisca l'uno all'altro ed elementi conoscitivi qualitativi delle preferenze soggettive relativamente al proprio comportamento. Una sfida, o semplicemente, un nuovo apporto... e non si può certo dire che la Psicoanalisi non sia valido e apprezzabile strumento di ricerca di Verità. In questo studio-ricerca originale l’autrice prenderà in osservazione attentamente i cinque sensi. La vista, il tatto e il gusto sono stati già trattati nei volumi precedenti. In questo viene analizzato l’udito.


i fiori del male

di Diana Lovati Lari, saggista e critico

Epigrafe per un libro condannato - Non scrissi, o lettore innocente, / pacifico e buon cittadino, ( per te questo mio saturnino / volume, carnale e dolente. / Se ancora non hai del sapiente / Don Satana appreso il latino, / non farti dal mio sibillino / delirio turbare la mente! / Ma leggimi e sappimi amare, / se osi nel gorgo profondo / discendere senza tremare. / O triste fratello errabondo / che cerchi il tuo cielo diletto, / compiangimi, o sii maledetto!


la Medea di Seneca

di Dario Lodi, saggista e critico

La letteratura di Roma deve tutto a quella greca. Molti scritti latini relativi al teatro sono andati perduti o sono giunti solo frammenti. Fanno eccezione le tragedie di Seneca, composte fra il 49 e il 64 d.C.. Sono nove (una decima è in forte dubbio) e attingono molto liberamente dalla tragedia greca. Caratteristiche dell’opera di Seneca: pathos esasperato, declamazione, violenza, crudezza, condite da retorica, sentenze e da una sorta di vocazione per il macabro. Seneca interpretò Edipo a modo suo, insistendo con l’auto-accecamento del personaggio. Ma delle sue tragedie, la più significativa è forse Medea. Quest’ultima è uno dei personaggi per eccellenza della mitologia. Vi si cimentò anche Ovidio, ma la sua versione non ci è pervenuta.


Bethlemme non canta senza il romanticismo pagano del nord Europa

di Fulvio Fulvi, musicologo e docente di filosofia

Ne è anche prova l’adozione planetaria dell’albero di Natale che restituisce alla gloria della Natura la festa del Solstizio sotto la neve del nord e con i suoi celebrativi canti folk, marginalizzando e provincializzando la riproduzione fiabesca del mito del presepe e della sua artificiosa ambientazione.


l’etica all’esame delle neuroscienze occidentali e del pensiero orientale

di Paolo D’Arpini, filosofo del pensiero orientale

L'etica appartiene al ragionamento e quindi alla mente logica che fornisce risposte precostituite basate su trascorse esperienze (conscio e subconscio) mentre la felicità è connaturata nell'inconscio e risiede nella mente analogica. L'Uomo, come tutti gli altri animali è felice di vivere per sua propria disposizione naturale.


credenti e noncredenti oggi

di Andrea Cattania, ingegnere e epistemologo

Dopo quattro secoli di scienza positiva, l’irrazionalismo e il creazionismo sono ancora estremamente diffusi, sia pure in forte declino quasi ovunque. Ma progressivamente si fa strada, sia pure lentamente, una visione laica fondata sulla ragione e sui principi della tolleranza da sempre sostenuta dal messaggio etico-culturale di NonCredo


la natura “impone” la libertà sessuale

di Bruna Tadolini, già prof. di Biologia, università di Sassari

La capacità di una specie di vivere in un certo ambiente è legata alle caratteristiche che le consentono di tramandare il proprio DNA e ogni specie ha evoluto la strategia riproduttiva più vantaggiosa nel proprio ambiente. Malgrado l’ambiente in cui vive la nostra specie sia molto cambiato rispetto a quello difficilissimo in cui ci siamo evoluti, noi umani siamo ancora istintivamente monogami. Ma la plasticità del nostro cervello sta culturalmente adattando i nostri comportamenti sessuali agli ambienti in cui viviamo. In certe società verticistiche è comparsa la poligamia mentre in quelle democratiche si diffonde la promiscuità ed ogni membro del gruppo sociale può avere rapporti sessuali con ogni altro membro dello stesso gruppo. In queste società l’uguaglianza fra gli individui sembra rendere meno necessaria la selezione sessuale ed il sesso, oltre che strumento riproduttivo, diventa strumento sociale.


lo scetticismo deistico

di Alberto Donati, già prof. ord. Diritto privato, univ. Perugia

Comunemente si ritiene che lo scetticismo esprima l’atteggiamento di chi nega l’esistenza di una verità, ovvero, postane l’esistenza, di chi ne afferma la inconoscibilità, di chi, infine, limita la conoscenza alla dimensione fenomenica (sensitiva), in quanto tale, contingente e soggettiva. Lo scetticismo viene, dunque, presentato come antisistematico e antimetafisico. Esso si connette, pertanto, all’ateismo talché, come afferma un personaggio de Idemonidi Dostoevskij(P. III, Cap. VI), “se non c’è Dio, io sono un Dio”. La certezza dei valori, soprattutto di quelli attinenti alla giustizia, viene meno. Tuttavia, si deve distinguere da questo l’ateismo c.d. etico nel cui contesto, dalla negazione dell’esistenza di dio, non segue affatto la delegittimazione della morale e, quindi, della giustizia (“E tutto quello che abbiamo detto [a proposito della veridicità della giustizia] sussisterebbe ugualmente anche se ammettessimo che Dio non esiste (etiamsidaremus non esse Deum)” (Grotius, Prol. 11). Questo ateismo, pertanto, confluisce nella filosofia dell’umanesimo (vd., infra, § 1). Le pagine che seguono hanno ad oggetto l’ateismo radicale e, di conseguenza, lo scetticismo comunemente inteso. Ciò precisato, si ritiene che dalla ammissione della esistenza di dio derivi la delegittimazione dello scetticismo. Deismo e scetticismo sarebbero, dunque, termini incompatibili. Nulla di più falso poiché la storia della filosofia e del pensiero religioso rivela la presenza di una teologia che divinizza il non senso. Esiste, pertanto, uno scetticismo ateo, ma esiste anche uno scetticismo teologico e, idealmente, quello confluisce in questo essendo la loro differenza “magis de voce quam de re” (“più formale che sostanziale”). Mentre il primo è una prerogativa di una minoranza, il secondo, assumendo la veste religiosa, conforma l’atteggiamento di settori più o meno estesi dell’umanità acquisendo, così, una valenza culturale e politica corrispondente.