NonCredo anno IX numero 47 (maggio/giugno 2017)





il paradosso del crocifisso “debole”

di Francesca Rescigno, prof. Diritto Pubblico e Scienze Politiche, univ. di Bologna

Dove i governanti, come avviene il Italia, impongono per legge che negli stessi luoghi dello Stato venga data precedenza al simbolo di una religione rispetto alla Bandiera nazionale che identifica tutti i cittadini, non c’è poi da meravigliarsi che manchi il senso dello Stato.


la “Salute divina” e i facili miliardi dei preti sulla pelle dei malati

di Federico Tulli, giornalista e scrittore

I signori della sanità privata accreditata in Italia hanno nomi altisonanti. Per citarne alcuni, c'è Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Cir che ingloba anche la Kos, holding nel settore dell’assistenza socio-sanitaria specie in Lombardia. Ci sono Antonio e Giampaolo Angelucci, nel cui Gruppo omonimo figura la san Raffaele spa che conta una trentina di strutture sanitarie, di cui oltre la metà nel Lazio, molto attive nel campo della riabilitazione. C'è Gianfelice Rocca, numero uno di Techint, colosso della siderurgia, al quale fa capo l’Istituto Clinico Humanitas (con base a Milano e centri di ricerca in tutta Italia). Il motivo dello spiccato interesse “privato” per la salute dei cittadini è facilmente intuibile. Nei bilanci regionali la prima voce di spesa è quella sanitaria. Assorbe, è il caso del Lazio, fino all’80 per cento delle risorse. A livello nazionale la torta è bella grossa: 110 miliardi l’anno e dovrebbe aggirarsi intorno ai 113mld nel 2017, almeno 20 dei quali destinati a rimborsare prestazioni e servizi erogati dai privati accreditati. Il fiume di denaro alimenta l’attività di centri all’avanguardia, ma ogni tanto devia verso percorsi poco limpidi. Per via di scarsi controlli, i ricoveri in centri privati effettuati senza un effettivo bisogno costano al contribuente cinque miliardi l’anno. E poi ci sono le mazzette a politici e medici corrotti. Sono queste tra le principali cause dei pesanti tagli alla spesa sanitaria, e concorrono ad amputare un servizio pubblico che affonda le radici nell'art. 32 della Costituzione. Tagli che nel 2017 per il Fondo sanitario nazionale ammontano a 422 mln.


dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 26 agosto 1789 a una ipotetica Dichiarazione sui bisogni e le libertà universali dell'essere umano

di Enrico Galavotti, filosofo

Nei secoli XVII e XVIII la classe borghese ha svolto un ruolo progressivo in tutte le parti del mondo, non solo sul piano socioeconomico, ma anche su quello giuspolitico. L'esempio di questa Dichiarazione dei diritti elaborata nel corso della rivoluzione francese lo dimostra. Ancora oggi potremmo dire di esserne figli, almeno in parte. L'altra parte, infatti, quella relativa ai diritti sociali, emerse nel XIX secolo, quando venne alla ribalta il proletariato industriale e la sua rappresentanza socialista. Questa tabella è frutto di un ragionamento fatto col senno del poi. Una cosa del tutto antistorica, che forse però sarebbe piaciuta a Rousseau, cui Robespierre faceva costante riferimento. Ci si è messi nei panni di un giacobino con una consapevolezza che non poteva avere, anche se le prime idee socialiste in Francia, vennero fuori da due seguaci del giacobinismo: Babeuf e Buonarroti.


i concetti di “bello” e di “buono”: c’entra la religione?

di Dario Lodi, saggista e critico

Agli antichi Greci dobbiamo il termine “kalogathia” che significa bello e buono insieme. Per i Greci non era corretto dividere le due cose. Esse, per Platone ad esempio, erano complementari, determinavano la creazione (personale, senza interventi divini) dell’uomo perfetto. Il concetto di base è comunque più antico di Platone, ma si può dire che il nostro filosofo l’abbia chiarito alla perfezione.


monachesimo?

di Enrico Galavotti, filosofo

L'etimologia della parola "monachesimo" deriva dal greco e significa "solitario" o "solo". In realtà il monakhos è sempre stato l'appartenente a una comunità di uomini o di donne che organizza la propria vita fuori dai centri urbani. I monaci che davvero vivono in solitudine andrebbero chiamati "eremiti" o "anacoreti". Il fatto che i monaci vivessero in comunità separate dal "mondo", e quindi autosufficienti in tutto e per tutto, andrebbe visto non come qualcosa di individualistico o di anarcoide, ma come qualcosa di molto strutturato, implicante regole piuttosto rigorose da seguire, proprio per rendere praticabile la convivenza quotidiana in luoghi abbastanza ristretti. La tendenza a separarsi dall'esistenza civile e urbanizzata non andrebbe vista come una scelta di comodo, poiché la vita in un monastero non è mai basata sugli agi che si possono avere in città. Spesso anzi si mettevano in piedi delle comunità monastiche proprio per non avere le comodità del "mondo", che venivano ritenute oggetto di tentazione, fonte di corruzione. Chi si separava dai contesti urbani non lo faceva per stare meglio, ma sicuramente per stare peggio, almeno sul piano materiale, anche se si era convinti di poter ovviare a tali disagi con una maggiore eticità, con una più significativa vita spirituale. Le comunità di monaci, sin dai loro inizi, potevano essere il rifugio di persone povere, sbandate, alla ricerca di cibo e di un posto dove dormire. Ma per potervi far parte, occorreva un duro tirocinio. Generalmente i voti solenni che si dovevano pronunciare alla fine del noviziato erano tre: castità, povertà e obbedienza ai superiori. Anche quando il monastero come struttura o istituzione era straricco (i benedettini, p.es., diventarono dei grandi feudatari), il singolo monaco restava sempre proprietario di nulla.


un crimine contro l’umanità, a sfondo religioso, rimasto nascosto

di Luca Immordino, lauree in giurisprudenza, filosofia e scienze storiche

Le conquiste nel campo dei diritti umani ottenute più di due secoli fa con l’affermazione del pensiero laico, hanno comportato un notevole miglioramento nella vita associata che non ha paragoni nella storia dell’umanità. Tuttora il mutamento delle leggi ottenute con le scienze giuridiche e sociali tramite abrogazioni e riformulazioni, permette un adeguamento più rapido ed efficace all’evolversi degli usi e costumi sociali. In campo internazionale sono stati riconosciuti ufficialmente i crimini contro l’umanità scaturenti da violazione dei diritti fondamentali dell’uomo. Questo riconoscimento però non si è ancora tradotto in un’applicazione uniforme e certa di tale fattispecie di reato. Oltre alle varie barriere di carattere culturale e non, che ostacolano il riconoscimento, la prevenzione e la repressione di tali crimini, un importante ruolo è svolto dalla religione. La religione è restia al cambiamento e cristallizza situazioni sociali nuove adeguandole ai suoi antichi dettami. Alcuni esempi moderni sono le prese di posizione contro i contraccettivi, quale prevenzione di gravidanze indesiderate e malattie o quelle relative alla ricerca scientifica sull’uso delle cellule staminali.


cosmismo e comunismo esoterico

di Lodovico Ellena, docente di filosofia

Spesso si è parlato di Nazismo esoterico tanto che non si contano più le pubblicazioni o i documentari televisivi in merito, che sovente alimentano acriticamente vere e proprie leggende come quella di Hitler che avrebbe invertito il senso di rotazione dello svastica, rendendolo così da simbolo positivo solare a negativo e tenebroso. E' invece sotto gli occhi di tutti il fatto che numerosissime culture esibissero questo simbolo con lo stesso senso di rotazione utilizzato dal Nazismo: è l'archeologia stessa a dimostrarlo ampiamente. Argomento invece molto meno praticato e ancora al presente piuttosto sconosciuto, è quello relativo al Comunismo esoterico: vera e propria pagina di storia ancora tutta da scoprire. Solo recentemente infatti sono emersi documenti e fatti, legati in particolar modo all'Unione Sovietica ma non solo, che grazie ad alcuni ricercatori sono venuti alla luce rendendo così note alcune zone di storia che altrimenti l'oblio avrebbe cancellato.


il teatro e la religione in Oriente

di Paolo D’Arpini, filosofo del pensiero orientale

Tra le differenze d'impostazione e di espressione che contraddistinguono le religioni orientali e quelle di matrice giudaico-cristiana, che abbiamo già iniziato a trattare nello scorso volume, va considerata l'aderenza alla vita e la non differenziazione tra spirito e materia, che prevale presso gli asiatici, mentre in Europa ed in medio Oriente prevale la condanna dei piaceri mondani e la separazione tra spirito e materia. La causa di questo scollamento dal quotidiano nella cultura occidentale è una conseguenza della conversione ai dettami biblici (e sue elaborazioni in termini cristiani e maomettani) che ha provocato la progressiva corruzione e cancellazione della originaria visione naturalistica indoeuropea. Questa sostituzione di valori si riflette anche in tutte le forme artistiche e culturali, in particolare nell'assoluta iconoclastia musulmana ma anche nelle fissazioni moralistiche cristiane, sia protestanti che cattoliche od ortodosse, che tendono a descrivere il male della vita e della sessualità, imputando alla mondanità la ragione della sofferenza - a partire ovviamente dal cosiddetto peccato originale- e proponendo come soluzione la mortificazione della carne, l'ascetismo e la rinuncia (al fine di potersi guadagnare la gioia in un aldilà). Nelle manifestazioni rappresentative di tale "mortificazione" vi sono anche le auto-fustigazioni in pubblico, la scalata di santuari a ginocchioni, l'automutilazione, le sceneggiate infernali, le vie crucis, le torture e gli olocausti inflitti nelle piazze agli eretici, alle donne, etc. Insomma lo spettacolo religioso in occidente può essere definito un "teatro dell'orrore", a sfondo sadomaso. Ma non è mia intenzione continuare a descrivere l'alienazione che pervade l'Europa dopo l'adozione di certe "religioni" aliene. Posso solo rimpiangere l'antico spirito bacchico e dionisiaco scacciato (per sempre?) dal nostro DNA.


la fine del mondo medievale e la Chiesa di Roma

di Dario Lodi, saggista e critico

Questo bel dipinto di Tiziano mostra Carlo V a cavallo, il mento prognato (una caratteristica degli Asburgo), cioè con la mascella prominente, lancia in mano, molle, e sguardo preoccupato verso il futuro. La sua preoccupazione era ampiamente giustificata. Carlo era nato a Gand, Belgio, nel 1500 ed era diventato imperatore del Sacro Romano Impero nel 1519 (avrà il placet ecclesiastico l’anno dopo a Colonia). L’incoronazione non era stata facile. I contendenti erano Enrico VIII d’Inghilterra e Francesco I di Francia. Le risorse per sostenere l’una e l’altra parte provenivano dai banchieri Fugger di Augusta che, per l’insolvenza dei due re citati, andarono in completa rovina. Carlo V (anche re di Spagna col nome di Carlo I, re di Napoli col nome di Carlo IV e Duca di Borgogna col nome di Carlo II) cosa ereditava? Ereditava un’Europa dilaniata da guerre fra le varie parti con la chiesa romana pronta a cogliere l’occasione per aumentare la propria influenza nel continente. Per questo, la chiesa cambiava continuamente alleanze. Essa era divenuta un semplice potere temporale come tanti. Il cambiamento non aveva data recente. Recente era, presso gli umanisti, i laici intellettualmente avanzati, il ridimensionamento dell’istituzione ecclesiastica.


la caduta delle certezze nei fondamenti della geometria: il contributo inconsapevole di Gerolamo Saccheri

di Francesco Primiceri, astrofisico

La nascita delle geometrie non euclidee sono un esempio concreto di come la cultura laica e scientifica moderna ha dovuto faticare, anche attraverso percorsi non sempre lineari, per comprendere l'aspetto non universalistico e quindi relativo della realtà che si è poi concretizzato attraverso la dialettica dei paradigmi. La stessa cosa non si può dire, invece, per la cultura religiosa, la quale per sua stessa natura dogmatica tende verso concezioni di tipo universalistico ed assolutistico.


tempo, spazio e il sogno di Einstein

di Paolo D’Arpini, filosofo taoista

Tempo e spazio non sono reali, sono prodotti dalla mente empirica che abbisogna di un intreccio per gestire le sue creazioni. Essi non hanno uno stato indipendente separato dalla consapevolezza del presente. Avanti ed indietro, sopra e sotto, vicino e lontano non hanno valore se considerati fuori dal qui ed ora. E se noi indaghiamo sulla natura del qui ed ora scopriamo che è inintelligibile, indivisibile, indecifrabile.